Anoressia, Bulimia, Obesità

Per Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) si intende una situazione in cui il rapporto con il proprio corpo e con il cibo viene alterato, in maniera tale da dominare in maniera anomala e ossessiva le azioni della propria giornata.
Patologie come l’anoressia, la bulimia e l’obesità sono sintomo non di un modo di alimentarsi scorretto ma di una profonda sofferenza psichica.
Ognuno di noi sviluppa abitudini alimentari che si radicano profondamente nella personalità e che risentono di regole, principi, tradizioni e rituali caratteristici di quella cultura e/o di quel gruppo familiare.
L’anoressia è uno stato evidente, è un corpo che parla attraverso la sua magrezza, il suo scheletro esposto. L’anoressia cela una profonda sofferenza interiore. La malattia di solito inizia con una dieta, con restrizioni alimentari mosse dal desiderio di migliorare la propria immagine, di farla aderire al modello imposto dalla nostra società, in realtà la bellezza del proprio corpo è un pretesto, un desiderio che poi non verrà mai raggiunto,  il corpo viene debilitato, corroso dall’ostinazione del rifiuto del cibo, fino a ridursi a niente. Le persone anoressiche in realtà non sono cieche e sorde ai morsi della fame, anzi, conoscono perfettamente la fame e ne hanno un profondo terrore: non mangiano niente per paura di mangiare tutto, di non esser in grado di fermarsi.
In poco tempo il corpo e il cibo diventano una vera ossessione, un pensiero coercitivo e un’occupazione costante che non permettono altre passioni, altri interessi… la vera e propria perdita di libertà di pensiero e di azione. L’anoressia può portare a negare la realtà, a non riconoscere il rischio che il corpo corre perché offuscati dall’onnipotenza del rifiuto anoressico e dall’euforia del corpo ridotto a ossa  induce a credere di poter dominare ogni cosa, finanche la vita e la morte… ma è un’euforia intrisa di paura. La paura di diventare bulimia.
Chi soffre di bulimia non è una “buona forchetta”, un amante della buona cucina che ogni tanto esagera. La persona bulimica non sceglie di concedersi i piaceri della tavola, ma è costretta ad ingerire cibo, ad ingoiare “tutto il pane del mondo”. E’ molto importante capire questo per debellare il pregiudizio sociale che avvolge le persone bulimiche nella colpa, le accusa di debolezza morale, di incapacità a controllare la propria volontà. Non si tratta di volontà, è qualcosa che si colloca in un posto molto più profondo, si tratta di un vuoto incolmabile che crea un vortice dentro le anime di queste persone, che non possono fare altrimenti. L’euforia che caratterizza il rifiuto ostinato dell’anoressica si contrappone allo sconforto infinito e alla colpa della bulimica che vive così un esistenza ancor più disperata. Per annientare e allontanare questo dolore, morale, ma anche fisico, si cerca di espellere quanto ingerito. Il corpo bulimico si corrode poco a poco. I denti si rovinano, le ghiandole salivari dolgono e s’ingrossano, ulcerazioni e bruciori intollerabili al tubo digerente, piaghe sulle mani usate per procurarsi il vomito. Anche il cuore è messo a dura prova fino al rischio di arresto.
Per anni le persone obese non si sono identificate nei cosiddetti “disordini alimentari”, in base al pregiudizio secondo cui l’obesità sarebbe una rinuncia ai canoni della moda oppure una patologia esclusivamente medica. L’obesità è, invece, una malattia sociale precisa che racchiude un livello di sofferenza enorme. Il mangiare continuo allontana la persona obesa dagli altri, la desensibilizza, la difende dal rischio del desiderio. Il corpo diviene oggetto di vergogna, di non adeguatezza, un corpo non desiderabile dall’Altro, un modo perché l’Altro dica: “non desidero solo un corpo”. L’obesità non viene chiamata sintomo, come avviene per l’anoressia e la bulimia. L’obesità sembra una conquista, il raggiungimento di una posizione.
All’interno delle stesse famiglie, di chi manifesta patologie DCA, il problema viene spesso sottovalutato o addirittura ignorato: a volte ciò succede per una mancanza di informazioni adeguate, a volte invece, le persone coinvolte possono essere spaventate da questa forma di disagio, per paura di essere colpevolizzati come responsabili della problematica o per stigmatizzazione della malattia. Tale incuranza più o meno volontaria, contribuisce a fare si che la persona affetta da un DCA spesso non chieda aiuto, o lo faccia molto tempo dopo l’insorgenza della malattia.
E’ importante ribadire che anoressia, bulimia e disordini dell’alimentazione sono malattie serie.
La bulimia e alle volte l’anoressia sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza e alla protezione del sintomo. Come  in una sorta di dipendenza, sia il rifiuto del cibo che l’assoluta ingordigia e i meccanismi compensativi utilizzati, diventano i più potenti alleati; così  che, le stesse persone affette da DCA arrivano a custodirli come tesori, spesso, perché non riescono a vedere la loro vita futura e attuale senza la presenza dei sintomi.